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Corte di Cassazione sezione 6 civile, ordinanza n° 16107/2020 - In caso di riforma della sentenza di condanna del datore di lavoro al pagamento di somme in favore del lavoratore, il datore di lavoro non può pretendere la restituzione degli importi al lordo delle ritenute fiscali.

Il principio è stato recentemente ribadito dalla Corte di Cassazione, sezione 6 civile, con l’ordinanza n° 16107/2020, secondo cui, in caso di riforma, totale o parziale, della sentenza di condanna del datore di lavoro al pagamento di somme in favore del lavoratore, il datore di lavoro ha diritto a ripetere quanto il lavoratore abbia effettivamente percepito e non può pertanto pretendere la restituzione di importi al lordo di ritenute fiscali, mai entrate nella sfera patrimoniale del dipendente, atteso che il caso del venir meno con effetto "ex tunc” dell'obbligo fiscale a seguito della riforma della sentenza da cui è sorto, ricade nel raggio di applicazione dell'art. 38, comma 1, del D.P.R, n. 602 del 1973, secondo cui, il diritto al rimborso fiscale nei confronti dell'amministrazione finanziaria spetta, in via principale, a colui che ha eseguito il versamento, non solo nelle ipotesi di errore materiale e duplicazione, ma anche in quelle di inesistenza totale o parziale dell'obbligo.

Corte di Cassazione, sezione lavoro, ordinanza n° 12374 del 23/06/2020 - Nel pubblico impiego contrattualizzato non è possibile convertire i contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato.

Il principio è stato ribadito dalla Corte di Cassazione, sezione lavoro, con l’ordinanza n° 12374 del 23/06/2020, secondo cui nel pubblico impiego contrattualizzato, la conversione del contratto a termine in rapporto a tempo indeterminato è vietata, senza eccezione alcuna, dall'art. 36 del d.lgs. n. 165/2001 che, in tutte le versioni succedutesi nel tempo, ha sempre previsto «in ogni caso la violazione di disposizioni imperative riguardanti l'assunzione o l'impiego di lavoratori da parte delle pubbliche amministrazioni non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con le medesime pubbliche amministrazioni, ferma restando ogni responsabilità e sanzione». Il principio è stato affermato anche dalle Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 5072 del 2016, ed ha trovato ulteriore avallo nella più recente giurisprudenza della Corte Costituzionale (Corte Cost. n. 248/2018) e della Corte del Lussemburgo (Corte di Giustizia 7.3.2018 in causa C-494/16, Santoro), che, da un lato, ha ribadito l'impossibilità per tutto il settore pubblico di conversione del rapporto da tempo determinato a tempo indeterminato; dall'altro, ha riaffermato che la clausola 5 dell'Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE non osta ad una normativa nazionale che vieta la trasformazione del rapporto, purché sia prevista altra misura adeguata ed effettiva, finalizzata ad evitare e se del caso a sanzionare il ricorso abusivo alla reiterazione del contratto a termine. La regola dettata dal legislatore ordinario non ammette eccezioni e trova applicazione sia nell'ipotesi in cui per l'assunzione a tempo indeterminato non sia richiesto il concorso pubblico, sia qualora il contratto a termine sia stato stipulato con soggetto selezionato all'esito di procedura concorsuale.

Cassazione civile sezione lavoro ordinanza n° 9095/2020 del 18/05/2020 – La sospensione del dipendente pubblico sottoposto a procedimento penale, diviene priva di titolo, qualora all'esito del procedimento penale non venga attivato quello disciplinare.

Nell'impiego pubblico contrattualizzato, la sospensione facoltativa del dipendente sottoposto a procedimento penale, in quanto misura cautelare, diviene priva di titolo qualora, all'esito del procedimento penale, non venga attivatoquello disciplinare. L'onere di attivarsi per consentire la tempestiva ripresa del procedimento disciplinare, una volta definito quello penale, grava sull'amministrazione e non sul dipendente pubblico. Il legislatore, prima, e le parti collettive poi, hanno posto un preciso onere a carico delle amministrazioni, che, una volta fatto ricorso alla misura cautelare, non possono rimanere inerti e devono sollecitamente adottare tutte le iniziative necessarie a consentire una tempestiva ripresa del procedimento. A tal fine il legislatore, per consentire alle Pubbliche Amministrazioni di avere tempestiva notizia dei processi penali avviati a carico di dipendenti pubblici e del loro esito, ha imposto precisi oneri di comunicazione a carico del Pubblico Ministero e della cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento. Mai è stato previsto, a carico del dipendente sottoposto a processo penale e sospeso dal servizio, un obbligo di collaborazione e un dovere di comunicazione delle sentenze penali, a prescindere dalla natura e dal contenuto di dette decisioni.


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